Il futuro di Olbia. Già, facile a dirsi. Il Partito Democratico oggi ha prova a disegnarlo e l’ha fa chiamando gli iscritti (e, per la prima parte dell’assemblea, anche i cronisti) a confrontarsi con un argomento tanto serio quanto complicato. Lo ha fatto per iniziativa del segretario Pietro Spano (al suo fianco Paolo Marcetti, uno dei giovani dirigenti dei Dem) che ha provato, con una relazione chiara e articolata, a sfrondare l’albero delle decisioni sulle prospettive del centrosinistra di governare la città dopo il lungo regno di Settimo Nizzi che non potrà riproporsi alla sua guida dopo un lungo ventennio.

Questi i punti salienti. 1) Non bisogna partire dal nome del candidato (o della candidata) alla carica di sindaco che in ogni caso “dovrà essere condiviso” dalla coalizione. 2) Già, la coalizione. Spano immagina e ha proposto che debba essere sì formata dal Campo Largo che governa la Regione (Pd, Cinquestelle, Alleanza Verdi Sinistra), ma che a queste forze politiche si debbano aggiungere “una lista under 30” e un’altra “identitaria, che coltivi i valori di un sardismo di stampo progressista”. Questo il percorso illustrato dal segretario che crede molto nella possibilità di “contendere al centrodestra la vittoria”. Pietro Spano ha anche fatto riferimento a uno dei maggiori difetti del suo partito (ma anche gli altri schieramenti non ne sono esenti): quello delle profonde lacerazioni interne. “È grave ciò che sta accadendo nei Comuni galluresi chiamati al voto nel prossimo mese di giugno. Ecco, non dobbiamo commettere lo stesso errore di dividerci: il campo progressista può vincere se punta all’unità”.

Dopo la relazione di Spano, c’è stato (supponiamo) il dibattito, ma non ne conosciamo i contenuti. È comunque assodato che ci si trova ancora in una fase embrionale e che il progetto politico avrà bisogno ancora di numerose interlocuzioni prima di arrivare alla sua conclusione. Alla riunione hanno partecipato la segretaria provinciale Mariangela Marchio, due ex assessori regionali (Carlo Careddu e Pierluigi Carìa) ma per esempio non c’era il vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni, né ci è parso di vedere i “decani” Gian Piero Scanu e Nardino Degortes, né Rino Piccinnu il quale non nega di essere fortemente interessato alla candidatura. Insomma, è giusto porsi come obiettivo il futuro di Olbia, ma è altrettanto giusto tener conto che il tragitto non sarà né breve, né pianeggiante.